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Danavox Astro: quando l’ascolto diventa davvero intelligente

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Con Danavox  Astro Core e Astro Pro portiamo nella nostra offerta una piattaforma che cambia il modo di gestire l’esperienza uditiva. 

Nel mondo dell’audioprotesi, per anni abbiamo ragionato in termini abbastanza lineari: più potenza, più canali, più funzioni.
Oggi non basta più.

L’ascolto reale, quello che avviene nel rumore, nelle conversazioni, nei contesti dinamici, richiede sistemi capaci di adattarsi, selezionare, interpretare.

È da qui che nasce la nostra scelta di introdurre la piattaforma Danavox Astro, nelle versioni Core e Pro.

Due famiglie, una stessa direzione

Astro Core e Astro Pro non sono semplicemente due famiglie.
Sono due modi diversi di affrontare la stessa sfida: gestire la complessità dell’ascolto.

Con Astro Core abbiamo voluto inserire una soluzione equilibrata, solida, immediatamente utilizzabile nella pratica quotidiana: chiarezza, affidabilità, connettività.

Con Astro Pro, invece, entriamo in una dimensione più avanzata, dove l’elaborazione del segnale diventa più attiva, più intelligente, più vicina al modo in cui il cervello gestisce i suoni.

La differenza si percepisce soprattutto dove conta davvero: nel rumore, nella selezione del parlato, nelle situazioni meno prevedibili.

Dal suono alla selezione del suono

Uno dei motivi per cui abbiamo scelto questa piattaforma è proprio questo passaggio.

Non si tratta più solo di “far sentire meglio”, ma di aiutare il paziente a orientarsi nel suono.

Nel caso di Astro Core, questo avviene attraverso una combinazione di tecnologie consolidate: direzionalità binaurale, modellazione del segnale, riconoscimento del parlato che lavorano insieme per migliorare la chiarezza nelle situazioni quotidiane.

Con Astro Pro, invece, il salto è più profondo.

L’approccio si basa su quello che Danavox definisce Intelligenza Aumentata: un sistema progettato non solo per elaborare il segnale acustico, ma per supportare il modo in cui il cervello seleziona e interpreta le informazioni sonore.

Nella pratica, questo significa intervenire sulla capacità di concentrazione uditiva, soprattutto nei contesti complessi. La perdita uditiva, infatti, non riduce solo ciò che si sente, ma compromette anche la capacità di distinguere e dare priorità ai segnali rilevanti all’interno del rumore.

Per questo Astro Pro integra algoritmi alimentati da Deep Neural Network, addestrati su scenari reali, in grado di adattare dinamicamente il comportamento del dispositivo.

Funzioni come Intelligent Focus permettono di enfatizzare la voce nel rumore in modo più naturale e meno invasivo, aiutando il paziente a mantenere l’attenzione su ciò che conta davvero, senza dover “inseguire” il suono.

È qui che cambia davvero la prospettiva: non più un dispositivo che fa sentire meglio, ma un sistema che collabora attivamente con i processi percettivi e cognitivi dell’ascolto.

Connettività: non più un accessorio

Un altro elemento che per noi è stato decisivo è la connettività.

Con Danavox Astro, tecnologie come Bluetooth LE Audio e Auracast non sono più un “plus”, ma una parte integrante dell’esperienza.

Questo significa lavorare con dispositivi che:

  • dialogano con l’ambiente digitale;
  • si integrano con sorgenti audio multiple;
  • accompagnano il paziente anche fuori dal contesto tradizionale.

In altre parole, l’apparecchio acustico diventa sempre più un dispositivo connesso al mondo reale.

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Un impatto anche sul lavoro nel centro acustico

C’è poi un aspetto che per noi è fondamentale: il lavoro dell’audioprotesista.

Con software come Danavox BeMore 2.1, il fitting diventa più rapido, più fluido e più comprensibile anche per il paziente.

Questo ci permette di ridurre la distanza tra regolazione tecnica e percezione reale, lavorando in modo più preciso su ciò che il paziente vive davvero.

Perché abbiamo scelto Danavox Astro

L’introduzione della piattaforma Danavox Astro nell’offerta CRAI non è una semplice estensione di gamma. È una scelta precisa.

Vogliamo mettere a disposizione soluzioni che non si limitino a funzionare bene, ma che siano coerenti con l’evoluzione dell’ascolto contemporaneo: più complesso, più connesso, più esigente.

In fondo, la questione è semplice: non si tratta più solo di sentire, ma di capire cosa vale la pena sentire.

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Matteo Gnocco
In CRAI si occupa di strategia d'impresa e dello sviluppo di nuovi business legati al settore audioprotesico. Laureato in Tecniche Audioprotesiche e master MBA alla Business School CUOA.
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